perdere la speranza.

Un paese malato

No, non sono parole al vento. Lo dico in privato a quel lettore del sito che si firma così, tutto attaccato, «parolealvento». Mi creda: sono parole che scavano un posto e che restano. Bisogna custodirle le parole di chi ancora dice quello che vede e quello che pensa, che lo fa in libertà. Metterle da parte come una risorsa per l'inverno, che poi l'inverno quello cupo quando arriva non guarda il calendario, arriva un giorno che magari è agosto e tutti zitti, tutti a casa, tutti sudditi obbedienti e docili. Il primo atto del nuovo direttore generale della Rai è stato cacciare via il vignettista Vauro colpevole di aver illustrato ad AnnoZero, la trasmissione di Santoro, il suo punto di vista sulla tragedia d'Abruzzo. Pare che la vignetta incriminata non sia quella dove il Premier è vestito da imperatore romano ma quella dove associa il Piano casa di Berlusconi («aumento delle cubature») ai cimiteri. Può piacere o no, è difficile ridere sulle bare. Non è questo il punto. Da sempre i censori hanno agito in nome di sentimenti collettivi (la difesa del sentimento di pietà per i defunti, della bandiera e della patria) per fare piuttosto un interesse privato e politico: zittire le voci scomode, irridenti. Le voci libere. Lo dice oggi Dario Fo, censurato per primo dalla tv pubblica e poi premio Nobel: «Vietare la satira è la malattia di un paese in decadenza». Lo dice Marco Travaglio che ripercorre le numerose vittime degli editti berlusconiani, da Montanelli a Biagi. Nel mirino del governo ora c'è anche Report, il programma di Milena Gabanelli. Al ministro Tremonti non è piaciuta la trasmissione sulla social card. La cassetta, dice il consigliere Rizzo Nervo, è stata chiesta dal «comitato etico». Come chiunque capisce non è una questione di etica ma di convenienza politica. Denunciammo per primi l'incredibile truffa delle social card. Ma se poi il caso arriva in tv ecco che il governo può fare quel che non gli è consentito - per ora - coi giornali che non controlla di persona: chiudere, licenziare, sospendere, censurare.

Gli italiani giudicheranno. Non serve gridare, basta continuare a parlare con fermezza senza lasciarsi intimidire. Giudicheranno anche della decisione presa ieri dal governo: no all'accorpamento dei turni elettorali che avrebbe fatto risparmiare 460 milioni di euro da destinare all'Abruzzo. L'Unità ha lanciato l'appello la scorsa settimana, 25mila lettori lo hanno firmato. «Sarebbe il minimo», hanno scritto. Invece no. Non conviene alla Lega e Berlusconi paga pegno. Si voterà in due diverse domeniche di giugno e pazienza per le vittime. Forse, se l'opposizione non starà buona e tranquilla, anche in tre dice Gasparri. Sempre che resti chi ancora va a votare, certo. Claudia Fusani ci mostra oggi un documento terribile. La delibera di Giunta con cui il 1° aprile il Comune dell'Aquila chiedeva lo stato di emergenza. Quattro giorni prima del crollo. Intervista Carmela Tomasetti, anche: la ragazza di 23 anni che sarà ascoltata per prima come testimone dai magistrati. Il 30 marzo aveva chiesto un sopralluogo alla Casa dello studente. Queste sì, voci inascoltate. Non c'è censura che le possa zittire.



concita de gregorio, l'unità, 16/04/2009

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