to those who might understand.

a lotta things changed.
being in an office, sort of working, sort of feeling linked sort of trying to take a decision.
but is there a decision to take? it doesn't look like.

meetings at lunch time. breaks that should offer chances of recovering but in the end turn out to be the acceptance of the fact that life works upside down. one should appreciate every moment, but in the end the only moments you can really appreciate, you feel too guilty.

sun and two degrees under zero. is it possible? is it life to be trembling even inside the tram, that arrived late as the trains before it.

ok, i should stop my whining cause..

the most intense week ever. but waking up before eight ruins my mood for all day (something like an apple..) so not much of tasting these full days. just rushing and then staring at the ceiling.

ok, better go now...gotta leave by eleven to reach the ceremony of degree that i didn't take...

la fede nell'ipod.

" Bastasse parlare di Bibbia per avere fede sarebbe straordinario. Io parlo dell'uomo e di quello che s'è inventato per dare senso alla vita, dal Mito della Creazione biblica. La preghiera cos'è? Un modo per parlare in intimità con se stessi. Nei paesi islamici c'è questa continua necessità di rispondere al richiamo del muezzìn, questo rito del genuflettersi...se lo facessi anch'io, sarebbe un modo per recuperare, durante la giornata, alcuni momenti intimi con me stesso che sennò magari devo ricavarmi con l'ipod..."
Vinicio Capossela.

vingt d'ans d'amour c'ést l'amour fol.

"Bien sûr, nous eûmes des orages/Vingt ans d'amour, c'est l'amour fol
Mille fois tu pris ton bagage/Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient/Dans cette chambre sans berceau/Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien/Tu avais perdu le goût de l'eau/Et moi celui de la conquête


Moi, je sais tous tes sortilèges/Tu sais tous mes envoûtements
Tu m'as gardé de pièges en pièges/Je t'ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants/Il fallait bien passer le temps/Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement/Il nous fallut bien du talent/Pour être vieux sans être adultes


Et plus le temps nous fait cortège/Et plus le temps nous fait tourment
Mais n'est-ce pas le pire piège/Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt/Je me déchire un peu plus tard/Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard/On se méfie du fil de l'eau/Mais c'est toujours la tendre guerre

Mais mon amour/Mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour/De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais
je t'aime"

Jacques Brel

une petite pensée

"-Créer des liens?


-Bien sûr, dit le renard. Tu n'es encore pour moi qu'un petit garçon tout semblable à cent mille petits garçons. Et je n'ai pas besoin de toi. Et tu n'a pas besoin de moi non plus. Je ne suis pour toi qu'un renard semblable à cent mille renards. Mais, si tu m'apprivoises, nous aurons besoin l'un de l'autre. Tu seras pour moi unique au monde. Je serai pour toi unique au monde..."

circolo filologico


il sipario è calato già su questa vita che tanto pulita non è e ci ricorda il colore di certe lenzuola di certi hotel



pomeriggio festoso tra le vie del centro. frittelle freddo e luci natalizie.
quasi quasi è natale..

record

un budget limitato. un tempo limitato (stile James Bond: " questa scarpa su autodistruggerà in: tre, due.."). un pomeriggio uggiosissimo, a rendere tutto più semplice.

ma ce l'abbiamo fatta, santa giò.
(qui sopra potete ammirare il prodotto ottenuto)

Anna Magnani

riprendere a guardare le cose.
dopo una giornata da un minuto dietro l'altro.
non ventiquattro ore, no, solo attimi attaccati agli altri senza tregua.

e stasera alla tv celentano.
io lo so che è il massimo si possa chiedere a un lunedì sera italiano.
la cosa che mi delude è che sia una delle poche trasmissioni (l'altra è Parla con Me, che però è alle undici e mezza di domenica sera) che può permettersi veri musicisti, atmosfere jazz, contrabbassi elettrici, ma soprattutto:
una canzone inedita di Carmen.


(Vincenzo Cerami/Carmen Consoli)

Da tegole e calcinacci
verso la vita mi affaccio
indosso un cappotto di mio zio
soldato scampato alla guerra
Passando tra sfollati e ragazzini in festa
cerco la mia vecchia casa
i nespoli abbandonati
una acacia modesta, con un bacio apro la porta

Ed ho in mente la faccia dell’Italia
coi denti stretti e il sangue che cola
ma il cuore di pietra

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

Foglie d’ulivo argentate
raccontano una pasqua lontana
il tetto che quasi frana
una rondine giace senza vita
fra una scarpa e un secchio

E ho in mente la faccia dell’Italia
la statua grigia e vetra di Mazzini
coi suoi lisi taccuini

Là dove prima vibrava un pianoforte
soltanto polvere e terra
e mi sembra di udire
la voce arsa di Anna Magnani
che infonde speranza

E mi sembra di udire
la voce calda di Anna Magnani
che intona una dolce melodia.

Libera da costrizioni (cioè egoista ma detto meglio!)

attenzione: il mio profilo psicologico. (...paura eh?)


Libero da restrizioni Non convenzionale Indipendente



Aspiri ad uno stile di vita libero e anticonformista che ti consenta di determinare in autonomia il corso dei tuoi progetti e del tuo futuro. Possiedi un’inclinazione artistica che si riflette nelle scelta della tua professione ideale e nelle attivita’ che svolgi nel tempo libero. La tua aspirazione alla liberta’ ti spinge talvolta a fare esattamente l’opposto di cio’ gli altri si aspettano da te. Il tuo stile di vita è altamente individualistico. Tendi a non imitare ciecamente quello che gli altri considerano “in”; tenti piuttosto di vivere seguendo i tuoi ideali e le tue convinzioni, anche a costo di nuotare con vigore controcorrente.





ora scegliete voi...e l'immagine vi dirà chi siete.

femminile a giudizio.

Il generare dello edificio si è in questa forma: che si come niuno per se solo non può generare senza la donna un altro, così eziandio a similitudine lo edificio per uno solo non può essere creato, e come senza la donna non si può fare, così colui che vuole edificare bisogna che abbia l’architetto e insieme collui ingenerarlo, e poi l’architetto partorirlo e poi, partorito che l’ha, l’architetto viene a essere la madre d’esso edificio



Filarete, Trattato di Architettura

qui è possibile accedere alla tesina che ho scritto, nella sua versione definitiva ( o quasi).

attiva

Abbonamento a sei spettacoli del Teatro Piccolo di Milano di cui visti


  • La Trilogia Della Villeggiatura, opera minore di Goldoni guidata da Toni Servillo anche nelle vesti di Ferdinando: giocoso, gaio, interessante in alcuni tableau; recitazione non sempre ammaliante, ma convincente.





  • Le Tre Sorelle di Anton Checov: poetico, minuzioso, attento, ma mi spiace: immensamente soporifero.






partecipato poi al mio primo critical mass: disorganizzazione fatta evento e ricorrenza. incredibile come si possa seriamente scorazzare in quaranta tra le vie trafficate e tese della Milano da Bere.
questo weekend però disegno: risolto il progetto del parco che è parte del mio progetto di tesi, mi potrò dedicare all'acquerello.

occasioni di riunione.


occasioni di riunione., originally uploaded by FlanPaRoi.

Aiguebelle

le montagne rosse d'autunno
il freddo pungente
il francese nelle orecchie
e sulle labbra, ogni tanto


"acqua bella" in antico savoiardo
lascia un nome dolce ad un incavo tra le alpi
una valle contenuta

una strada, la Grand Rue
l'école in un edificio a corte
monumento alla formazione

giusto al centro
l'hotel de la poste
viscere di una storia territoriale
un affaccio sulla strada
l'altro sulle alpi
le due stanze gemelle, la moquette
il bagno suddiviso
le saponette piccole
sotto l'acqua bollente

la strada deserta col buio
il mattino croissant duri
comprati dal boulanger accanto
té nel bar fumoso
direzione Chambéry, la città, la vita
negozi, cafés, una quiche per pranzo
e il gusto del formaggio incollato alle papille

il rientro, fratelli sparsi assopiti
addosso
il caffè negli occhi aperti fuori
ripercorrere indietro le alpi
dentro in quel buco di montagna
poi ancora paralleli all'arco
dritti
dentro casa.

nella grotta con le fate..

per quelli che ancora non lo sapessero, sto progettando un museo sotterraneo.
ci sono folletti, spiragli di luce, pareti di pietra..insomma, come direbbe la fra, "cose belle".
ma queste idee malate non ci sono venute tutte da sole..vengono anche da alcuni documenti esistenti (l'affidabilità di tali fonti è puramente arbitraria..come dire.."io mi fido!")

"
Ad Angera, un'amena località adagiata sulle sponde del Lago Maggiore, un'antica grotta, un tempo sede di culti misterici, nasconde una misteriosa porta, di cui le fate sono tuttora severe custodi.

Le Fate sono al centro di storie e leggende legate alla cittadina di Angera, in provincia di Varese, nota per la sua imponente Rocca, che sorge in posizione strategica sin dai tempi romani e longobardi. Alla base della parete rocciosa sulla quale s'innalza severa l'antica fortezza, si apre una cavità naturale del diametro di otto metri per cinque, di forma ellittica, circondata da folta vegetazione, chiamata dagli abitanti del luogo "tana del lupo". In essa sono stati ritrovati importanti reperti del mesolitico, risalenti a circa settemila anni prima di Cristo, mentre in età romana, dal II sec. d.c. in poi, venne adibita al culto del dio persiano Mitra, i cui riti venivano celebrati in locali sotterranei, e presentavano una particolare somiglianza con quelli tipici del cristianesimo.

La grotta di Angera è l'unico mitreo conosciuto fino ad oggi in Lombardia e al suo esterno sono ancora visibili antiche incisioni legate ai culti misterici oltre a diversi incavi rettangolari predisposti per accogliere lapidi e rilievi votivi. Dio guerriero, strettamente legato al sole e forse proprio per questo venerato negli antri della terra, Mitra, il cui nome significa "amico", rappresenta il giorno con la sua luce e con esso l'aspetto benevolo della divinità. A questa caratteristica è probabilmente dovuta la leggenda secondo cui la grotta sarebbe da sempre abitata da una stirpe di fate buone e bellissime, custodi di una magica porta, invisibile e metafisica, che solo ogni cento anni si dice aprirsi all'entrata della grotta.

Secondo l'antica narrazione, questo misterioso passaggio rappresenterebbe un'apertura verso altre dimensioni, una porta d'accesso a mondi paralleli che solo gli iniziati potevano oltrepassare. Finora tuttavia, ancora nessuno è mai riuscito a scoprire quale sia il giorno esatto in cui la magica porta apra i suoi misteri.

occhi buoni.

"Se hai fatto male, chi lo sa
sinceramente non lo so
e poi ciascuno vive come può
a asciuga al sole la faccia stanca.

Avanti avanti bionda
finchè batte il cuor
tanto la vita un bel fior.
Avanti avanti bionda
fino all'ultimo
da sola danzi e canti ormai.
Ormai
padrona certo sei di sorriso e pianto
di noia e batticuore

Hai gli occhi buoni per guardar
il mondo con l'intensità
di chi ha capito, e non ci pensa mai,
il gioco e il sonno di questa vita.

Avanti avanti bionda
finchè batte il cuor
tanto la vita un bel fior.
Avanti avanti sempre
fino all'ultimo
da sola danzi e canti ormai.
Ormai
padrona certo sei di sorriso e pianto
di noia e batticuore

Brava la bionda… viva la bionda."

coco!

Edith Minturn "Edie" Sedgwick (April 20, 1943 – November 16, 1971)[1] was an American actress, socialite, and heiress who starred in many of Andy Warhol's short films in the 1960s.


Edie Sedgwick and Bob Dylan:
"Following her departure from Warhol's circle, Sedgwick began living at the Chelsea Hotel, where she became close to Bob Dylan. She is rumoured to have been one of the inspirations behind Dylan's seminal 1966 opus Blonde on Blonde, and the raucous stomper "Leopard-Skin Pill-Box Hat". It was also claimed that the phrase "your debutante" on the track "Stuck Inside of Mobile with the Memphis Blues Again" referred to her. Dylan's friends eventually convinced Sedgwick to sign up with Albert Grossman, Dylan's manager. Sedgwick and Dylan's relationship ended when Sedgwick found out that Dylan had married Sara Lownds in a secret ceremony – something that she apparently found out from Warhol during an argument at the Gingerman Restaurant in February 1966.

According to Paul Morrissey, Sedgwick had said: "'They're [Dylan's people] going to make a film and I'm supposed to star in it with Bobby [Dylan].' Suddenly it was Bobby this and Bobby that, and they realized that she had a crush on him. They thought he'd been leading her on, because just that day Andy had heard in his lawyer's office that Dylan had been secretly married for a few months - he married Sara Lowndes in November 1965... Andy couldn't resist asking, 'Did you know, Edie, that Bob Dylan has gotten married?' She was trembling. They realized that she really thought of herself as entering a relationship with Dylan, that maybe he hadn't been truthful."[13]

Several weeks before the December 29, 2006 one-week release of the controversial film Factory Girl, described by The Village Voice review as "Edie for Dummies"[14], the Weinstein Company and the film's producers interviewed Sedgwick's older brother, Jonathan, who asserted that she had "had an abortion of the child she was (supposedly) carrying by Dylan[15]". Jonathan Sedgwick, a retired aeroplane designer, was flown in from Idaho to New York City by the distributor to meet the starlet playing his late sister, Sienna Miller, as well as to give an eight-hour video interview with details about the purported liaison between Edie and Dylan, which the distributor promptly released to the news media. Jonathan claims an abortion took place soon after "Edie was badly hurt in a motorcycle crash and sent to an emergency unit. As a result of the accident, doctors consigned her to a mental hospital where she was treated for drug addiction." No hospital records or Sedgwick family records exist to support this story. Nonetheless, Edie's brother also claimed "Staff found she was pregnant but, fearing the baby had been damaged by her drug use and anorexia, forced her to have the abortion[16][17]".

However, according to Edie Sedgwick's personal medical records and oral life-history tape recorded less than a year before her death for her final film, Ciao! Manhattan, there is credible evidence that the only abortion she underwent in her lifetime was at age 20 in 1963. Throughout most of 1966, Sedgwick was involved in an intensely private yet tumultuous relationship not with Bob Dylan, but with Dylan's closest friend, Bob Neuwirth. During this period, she became increasingly dependent on barbiturates. Although she experimented with illegal substances including opiates, there is no evidence that Sedgwick ever became a heroin addict. In early 1967, Neuwirth, unable to cope with Sedgwick's drug abuse and erratic behavior, broke off their relationship."

le parole di bocca.

DYLAND EMPIRE

parabole e palindromie
Frammentazione del tempo, dell’identità, del nome e cognome, dell’età e del sesso, delle azioni, dei simboli e dei riferimenti per allontanare la quadratura circolare della definizione, della concentrica malattia umana da catalogo e consequenzialità, una liquefazione di scheletri, imbastiture stroncate.
Haynes scorazza in avanti e indietro furioso, centrifugando, aggiungendo, mistificando, traslando, imbrattando con pennellate, schizzi, gocce di caos, un inno all’arte in un inno alla vita.
Freak-cinema nella sua creazione e nella sua rappresentazione, ma freak come diverso sono solo parole vuote e limitanti, sono insulti imposti da una società che vuole demonizzare ciò che non conosce e riconosce, ciò che è senza filtri meccanizzanti, ciò che non è un prodotto usa e getta creato nella catena di montaggio della normalità, una società che vive deificando e distruggendo.
Bugiardi, nella tana della tarantola.


le verità nascoste
Haynes fagocita e si esibisce in un formalismo perfetto per affossare il formalismo narrativo e scaraventarlo al cielo, sul narcobaleno, per stuprare lo schema e celebrarne l’autopsia. Scarafaggi schiacciati. La morte dei confini. Barriere infilzate.


perchè non siamo in grado di accettare il caos?
Nietzsche diceva che bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. Schiacciati dall’illusione della schematizzazione, dalla definizione di ciò che ci sta intorno, procediamo anelando sogni, ma i sogni sono per i sognatori e per chi dorme. Sveglia, uniamoci al coro del caos che risuona dalla prigionia delle convenzioni. Un urlo poetico, lava potente, esorcismo elettrico, eco struggente della significanza.


sogni schiantati
Sognare? Vivere? Soprattutto perdere. Perdere per vincere nell’attraverso, nell’oltre. E una volta perdenti contemplare la bellezza del passato che scorre dalla finestra sul postmondo fuori dal carro merci, nelle foto di ciò che è perduto separato dal destino, nella corsa di un cane, nel fumo di una sigaretta che dipinge l’aria, nel vomito del rifiuto sulla gamba del corpo vuoto, nella faccia imbastita dell’intervistatore aguzzino con i paraocchi della mediocrità.
Un manicaretto di vergogna soffocato nel velluto blu.


hai mai pregato?
Amicizie per caso e per necessità su un lembo di legno lercio, un tozzo di pane come atto di fede, condividere, conversare attraverso la musica, emanare musica, respirare musica mentre il paesaggio strimpella sulle rotaie del tempo e scheggia in un caleidoscopio di nulla e nell’assoluto del tutto. Illuminazioni. Stagioni all’inferno suggellate dal sommo veggente Rimbaud. Con umiltà abbandonarsi. Andarsene in Sì minore.
Anche questo è pregare.


monumenti errabondi
Allen Ginsberg, l’elettrolisi amniotica della coscienza, il balletto spudorato della libertà, caselle bruciate, la scimmia sulla schiena sta ancora ridendo. Pigia il tasto della macchina da scrivere. Pigia. Pigia. Ora!


menestrelli beat
Woody il Giona bambino, inghiottito dal pesce e risputato in un paese di confine, dimenticato e violentato da giochi di potere, un luogo di fiere libertà reclamate, fra giraffe, cocomeri e maschere e dove la nuova presa di coscienza dell’impossibilità di sottomettersi al padrone cementificatore risuona come una rivoluzione.

Jack rotolante, il folk-singer che alla globalizzazione della protesta risponde da good shepherd, ancora una volta fuori dal coro.

Robbie, l’invisibile ed impenetrabile. Uomo sul set, attore nella vita.

Jude, il manichino sfuggente, il maltrattatore di canoni, l’eccezione, un corpo in dissolvenza creato ed ucciso dall’arte.

Billy the Kid, l’esiliato mai domo.

Arthur Rimbaud, l’azzeramento della creazione è la più grande libertà la più grande sconfitta. Mai creare Niente.


fottere gli schemi
Cosa sono le peregrinazioni indagatrici nelle vite degli artisti? Le domande senza risposta, le risposte senza domande, le non domande, i suoni? Dolore, sonno, vita, morte, folk, rock, male, pop, bene, ieri, oggi, domani. Solo parole. Nient’altro, come “astronauta”. Come il linguaggio dei segni, segni sui corpi, corpo distaccato, androgino, oggetto volante, like a ziggy, stella danzante, corpo in fiamme.
Arte, libertà, ancora e solo parole ammutolite. Ma Haynes ammanetta il cervello e colpisce il cuore, il sangue, lo stomaco, le viscere, materia mobile in sinfonia, connessa con lo schermo, poltrona, buio, visione, immagine, musica. Tutt’uno. Tutti insieme.


dio salvi i segreti
L’arte divora vite, risucchia liquidi corporei e vomita bellissime illusioni che vivono nell’attimo stesso in cui sono generate per poi evaporare, un altro capitolo profetico della storia del cinema, ma definire il confine fra cinema e non cinema è riduttivo, ho sempre pensato che si stesse parlando della celebrazione della vita.


io non sono qui
L’anti-biopic rimandante, ma di chi? Nostro o di Dylan? O di Jude? O di Cate? O dell’artista totale? O dell’uomo? O dell’agricoltore poeta? O di te? O del cantastorie randagio?
Quanto siamo schiacciati nelle vite che vediamo scorrere ed impressionare lo schermo? Quanto c’è di quelle vite nella nostra? Quanto ci avvicinano o ci distanziano da noi stessi? Quali sono i confini fra reale ed immaginato? Fra concreto ed idealizzato? Quanto vivo la mia vita e quanto la vivo nei film, sul rettangolo ora buio, ora multicolore? Quanto ne assaporo i momenti senza simularla nella pellicola? Metavita o metacinema? O metapsicosi? Quanto sono quelle astrazioni e quanto me stesso? Quanto c’è di me nelle mie lacrime?
Per la maggior parte del tempo noi non sappiamo chi siamo, per la maggior parte del tempo io non so chi sono, mentre taglio la cordicella che mi lega al suolo e come una pietra rotolante raggiungo finalmente il primo posto che non conosce il mio nome, un cielo in bianco e nero, ancora una volta, lontano dal paradiso.


grazie a : shineonthepiper



campagna a favore della Ricerca.

firmate tutti sul sito dell' ADI.

Giornata del Contemporaneo.

Domus mi informa che l'associazione Amaci promuove per il terzo anno una giornata dedicata alla scoperta delle collezioni d'arte contemporanea con una giornata ad ingresso gratuito nei musei che aderiscono.
a Milano il Museo del Novecento (castello sforzesco) e il PAC (non male!).
sabato 6 ottobre.

amici!

sono a casa. sì.

Like a Dance

video
giovani ragazzi sottopongono i loro peccati alla corte, composta di tre saggi anziani.
a loro starà assolverli e concedere a loro di essere perdonati anche da Dio.

Beit Kenneset

video
una sinagoga nel quartiere di Machleot.
preghiera notturna in uno dei Dieci Giorni di Pentimento precedenti Yom Kippur.
una collega religiosa.

una serata.

ieri hummus. fatto in casa. che bella cosa.
un bicchiere di vino in mano, una volontaria americana del montana, una bimba impiastricciata da mettere a nanna.
ceci nella pentola a pressione, profumo per casa.
poi un barattolo di tahini, dal sapore squisito.
un'insalata nell'attesa: limone aglio pepe nero e prezzemelo.

poi si comincia seriamente. ceci gia' a bagno un giorno e in pentola una sera ora nel frullatore. mezza acqua di cottura. lemon salt: un'affare chimico (mi hanno riferito successivamente) che aggiunge sale e limone al tutto. aglio e tahini a piacere. poi nel piatto. qualche cecio intero e paprika per decorare. olio e prezzemolo.
tutto qua.


cetrioli e olive e bagel.

buon vino e qualche peperoncino (molto!) piccante.


poi si sparecchia e si chiacchiera di giappone e degli eventi in ufficio.

poi trouffes e limoncello (meraviglioso).

poi nanna che la mattina tocca svegliarsi!

Yom Kippur

Da capodanno a questa parte tutte le notti le sinagoghe sono gremite di ebrei invocanti la misericordia divina. Siamo nel periodo di dieci giorni che precede Yom Kippur, il giorno della penitenza. Anche se voci sostengono che Dio decida gia' all'inizio dell'anno, usanza comune e' espiare i propri peccato in questi giorni, in attesa del giudizio: a Yom Kippur Dio decide se per il prossimo anno uno debba vivere o morire. (una roba da poco!)
Quel giorno e' l'apice dell'autocastrazione. Vietato fare qualsiasi cosa. Meglio invadere il muro del pianto (il luogo piu' sacro di tutti) e darci dentro con le preghiere. Giusto per stare tranquilli.
ma ecco cosa vuol dire veramente (fonte wiki):


Yom Kippur è il giorno ebraico della penitenza, viene considerato come il giorno ebraico più santo e solenne dell'anno. Il tema centrale è l'espiazione dei peccati e la riconciliazione. È proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapporti sessuali. Il digiuno - astinenza totale da cibo e bevande - inizia qualche attimo prima del tramonto (chiamata 'tosephet' Yom Kippur, l'aggiunta di una piccola parte del giorno precedente al digiuno è prescritta dalla
Halakha), e termina dopo il tramonto successivo, all'apparire delle prime stelle. Le persone malate consultano in anticipo un'autorità rabbinica competente per verificare se il loro stato le esenti dal digiuno.
Il servizio ha inizio con la preghiera di
Kol Nidre che deve essere recitata prima del tramonto. Kol Nidre (parola aramaica che significa "tutte le promesse") rappresenta l'annullamento di tutti i voti pronunciati nel corso dell'anno. Secondo The Jewish Encyclopedia, il testo della preghiera recita: "Tutti i voti, gli impegni, i giuramenti e gli anatemi che siano chiamati 'konam', 'konas', o con qualsiasi altro nome, che potremmo aver pronunziato o per i quali potremmo esserci impegnati siano cancellati, da questo giorno di pentimento sino al prossimo (la cui venuta è attesa con gioia), noi ci pentiremo".
Yom Kippur completa il periodo di penitenza di dieci giorni iniziato con il capodanno di
Rosh haShana. Sebbene le preghiere con le quali si chiede perdono siano consigliate durante l'intero anno, diventano particolarmente sentite in questo giorno.
La preghiera mattutina viene preceduta da alcune litanie e richieste di perdono chiamate selihot; nel giorno di Kippur queste vengono aggiunte in abbondanza nella liturgia.
In accordo con
Mosè Maimonide "Tutto dipende da quanto un uomo meriti che vengano cancellati i demeriti che pesano su suo conto", quindi è auspicabile di moltiplicare le nostre buone azioni prima del conteggio finale fatto il Giorno del Pentimento (ib. iii. 4). Coloro che Dio considera meritevoli entreranno nel Libro della Vita, la preghiera recita: "Entriamo nel Libro della Vita". Recita anche l'auspicio "Possa tu essere iscritto (nel Libro della Vita) per un gioioso anno". Nella corrispondenza scritta tra capodanno e il Giorno del Pentimento, colui che scrive conclude, abitualmente, augurando al mittente che Dio approvi il suo desiderio di felicità. Nel tardo ebraismo alcune peculiarità proprie del giorno di capodanno furono trasferite al Giorno del Pentimento.
Il Giorno del Pentimento sopravisse all'abbandono delle pratiche sacrificali dell'anno 70 CE.
"Nonostante nessun sacrificio verrà offerto, il giorno manterrà il suo proprio effetto di espiazione" (
Midrash Sifra, Emor, xiv.). I testi ebraici insegnano che in questo giorno non è permesso che venga compiuta
altra attività che non sia il pentimento. Il pentimento è l'indispensabile condizione per tutti i vari significati dell'espiazione. La confessione del penitente è una condizione richiesta per l'espiazione. "Il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non si ottiene il perdono esplicito dalla stessa" (Talmud Yoma viii. 9).
È usanza di terminare ogni disputa o litigio alla veglia del giorno di digiuno.
Anche le anime dei morti sono incluse nella comunità dei perdonabili del Giorno del Pentimento. È un costume per i bambini che abbiano perso i genitori di ricevere una menzione pubblica in sinagoga, e di offrire doni caritatevoli alle loro anime.
Contrariamente al credo popolare, Yom Kippur non è un giorno triste. Gli ebrei
Sefarditi, ovvero gli ebrei di
origine spagnola, portoghese o nordafricana chiamano questa festività il "Digiuno Bianco". Di conseguenza, molti ebrei hanno l'usanza di indossare solo vestiti bianchi, per simbolizzare il candore delle loro anime.

chiamata alla preghiera.


chiamata alla preghiera., originally uploaded by FlanPaRoi.

risveglio.

mi piacerebbe poter dire che le cose cambiano.
ma non e' cosi'.
io sono dall'altra parte del mondo, fiduciosa che laggiu' dalle parti della Bovsa qualcuno si stia preoccupando di me.
illusa.


meno male che qua le cose vanno meglio.
stamattina ho fatto delle cose,
l'hummus e' sempre hummus,
e ho forse trovato la voglia e il tempo di farmi qualche giretto in citta', fuori dagli orari lavorativi.

stamattina, ad esempio: la sveglia prima delle sette, grazie all'arrivo dell'ora legale, e al fatto che ieri sera il pc non si voleva accendere (i vantaggi della tecnologia: alle volte non funziona, e allora scopri le cose attorno a te..).
mi alzo, doccia, e alle sette eventi sono fuori di casa: destinazione Cupola della Roccia.
bellissimo attraversare contro corrente il percorso fino alla Porta di Jaffa, percorrere il mercato vecchio con le porte quasi tutte ancora chiuse. arrivare al muro del pianto (quello si', sempre affollatissimo) uscirne per imboccare il ponte di legno, quota superiore e distaccata, riservata ai musulmani e ai curiosi ( e' l'unico accesso a Temple Mount consentito agli stranieri), dire alle guardie di turno che sono italiana e che si', sono da sola, poi salutare ancora una decina di militari sparsi, che non si sa mai, e poi eccola: la porta verso un'altra dimensione.
verso il sole, l'immobilita', la pace.
qua le guardie sono vecchi scansafatiche poggiati su delle sedie, i turisti pochi (vista l'ora) e le presenze solo ombre leggere e silenziose: anziane donne e uomini nei loro vestiti piu' curiosi si apprestano alla preghiera, oppure fissano il vuoto, seduti sulla pietra.

on the way.


along the road, originally uploaded by FlanPaRoi.

sono stata ad Akko, citta' araba che Napoleone tento' di conquistare (riempendosi le scarpe di sabbia: Mount Napoleon si dice sia stato creato dalla sabbia nelle scarpe del suo esercito); Naharya(fiume di Dio), dove un torrente da' il nome alla citta'; ho visitato Rosh Hanikra, bellissime cave di gesso al confine col libano; ho percorso il confine tra la galilea settentrionale e quella meridionale, con vista sul Kineret (Sea of Galilea) fino a raggiungere quella sponda del fiume Giordano su cui campeggiare.

mele nel miele.

e un bicchiere microscopico di vino.
qualche dolcetto, una busta con dei buoni d'acquisto e un biglietto d'auguri.
un lunghissimo discorso in ebraico, che mi ostino a non capire.
questo il festeggiamento per il nuovo anno. pero' carino, tutti attorno ad una tavola.
era da foto, avessi avuto il coraggio di sottoporli a quest'episodio terribilmente turistico.

domani a pranzo volo a tel aviv, poi treno per akko, poi casa di noam e un sacco di gente (tanta che la mia presenza pare non faccia la differenza): cena di capodanno.
poi il CS meeting a Bet Hilel, la cima a Nord di Israele, sulle rive di un fiume che confluisce nel Giordano.

vedremo che succede.

ראש השנה

Rosh Hashana, il capodanno ebraico.

allora, siccome loro sono speciali, non solo stanno a casa il sabato e non la domenica (tra l'altro dal tramonto al tramonto, quindi il sabato sera i negozi aprono alle 8), ma hanno, giustamente, un altro calendario.
ecco dovete sapere che quest'oggi e' 26 Elul 5767. (e' il numero di anni dopo la presunta creazione di adamo, calcolata da un rabbino del secondo secolo dopo Cristo e utilizzata a partire dal nono).
tra qualche giorno finira' Elul, il sesto mese dell'anno. All'inizio del settimo, Tishri, si festeggia l'inizio delle attivita' (non inizia una nuova serie di mesi, ma si progredisce con la numerazione degli anni - te' vai a capire..). quindi mercoledi' sera grande festa. (le festivita' ebraiche cominciano al tramonto del giorno precedente, altro mistero..).

saro' probabilmente in Galilea, a casi dei genitori del mio amico Noam, a festeggiare questo 5768.

curiosita':I nomi dei mesi del calendario ebraico, furono adottati al tempo di Ezra, dopo il ritorno dall'esilio Babilonese. Infatti i nomi sono babilonesi:

Nissan
1
30 giorni
Marzo-Aprile

Iyar
2 mese
29 giorni
Aprile-Maggio

Sivan
3 mese
30 giorni
Maggio-Giugno

Tammuz
4 mese
29 giorni
Giugno-Luglio

Av
5 mese
30 giorni
Luglio-Agosto

Elul
6 mese
29 giorni
Agosto-Settembre

Tishri

7 mese
30 giorni
Settembre- Ottobre

Cheshvan
8
29 o 30 giorni
Ottobre-Novembre

Kislev
9
30 o 29 giorni
Novembre- Dicembre

Tevet
10 mese
29 giorni
Dicembre- Gennaio

Shevat

11 mese
30 giorni
Gennaio- Febbraio

Adar I (solo anni bisestili)
12 mese
30 giorni
Febbraio-Marzo

Adar
(chiamato Adar II negli anni bisestili)
12 mese(13 negli anni bisestili)
29 giorni
Febbraio-Marzo

scrivete e basta!

riporto da http://annaritabriganti.blog.dada.net/archivi/2007-09-07

Dal Festivaletteratura/1

Il campeggio estivo degli scrittori (definizione splendida di Nathan Englander) è iniziato con molta voglia di community. Quest’anno il popolo dei lettori potrà seguire meno incontri con gli stessi autori che saranno a Mantova per più giorni. Non è come se si diventasse amici (ricordate il giovane Holden?) ma quasi. Visti oggi. Beppe Severgnini con le lezioni semiserie di italiano. Chuck Palahniuk. Nascosto dietro il distributore di caffè non mi è sfuggito e mi ha fatto l’autografo. Sono soddisfazioni. Da dove nasce la sua scrittura: “Ogni cosa che scrivo è frutto dei racconti di persone che scelgono di confidarsi con me perché sanno che non le giudico. Chiedo loro di parlarmi di ciò che conoscono davvero. Le persone sono contente di raccontare le cose che conoscono meglio ed io sono contento di ascoltarle.” Nathan Englander, che qualche anno fece un esordio clamoroso. Consigli per aspiranti scrittori: “Scrivete e basta. Spegnete il telefono e non fatevi distrarre dalle email e dalla tecnologia” e aggiunge “Basta con l’idea di essere scrittore, non sognate ad occhi aperti, scrivere è un atto. E’ come la masturbazione: mentre la fai non hai più tempo di pensarci.” Su New York, conferma quello che immagino: “A New York ci vogliamo tutti bene, come autori siamo fortunati perché possiamo vivere di scrittura. Andiamo in palestra insieme, mangiamo bene, niente eroina o droghe, solo uno di noi fuma ma sta smettendo”. Il gioco del festival è la ‘frase da salvare’.

di annarita at 09:23:00

hanno sbagliato il fuso

gli uffici che aprono alle 7 e mezza.
il pranzo alle 12 spaccate.
la cena alle 5 (giuro, c'e' gente che sta cenando mentre discute in sala riunioni di un progetto). e alle dieci la citta' che si spegne.
c'e' qualcosa che non va.

monthy python

disimpegno.

Al Lido storie Israeliane.
Gaza raggiunge l'opinione pubblica dall'interno. Dal conflitto tra israeliani e israeliani. Il disimpegno (Disengagement) e' girato da Amos Gitai, regista nativo di Haifa di attestato impegno politico, come gia' dimostrato in film religiosi come Kadosh, o Kippur, sulla tragedia bellica, o sull'analisi sociologica nella differenza del rapporto con lo stato e l'ambito famigliare, in Alila.
La storia e' lo sgombero della Striscia di Gaza, vissuto dall'interno di una storia familiare. Il volto quello di Juliette Binoche, il cui percorso emotivo nel corso del film e' stato lodato dallo stesso regista. (...)
La curiosita' c'e', aspettiamo di vedere la pellicola.

il bue e l'asinello!




Bethlehem
From Wikipedia, the free encyclopedia



Bethlehem (Tiberian Hebrew: Bêṯ léḥem / Bêṯ lāḥem; Arabic: بيت لحم, Bayt Laḥm , lit "House of Meat"; Greek: Βηθλεέμ; Hebrew: בית לחם‎, Beit Lehem, lit "House of Bread") is a city in the Bethlehem Governorate of the West Bank under Palestinian Authority considered a central hub of Palestinian cultural and tourism industries. It is inhabited by one of the oldest Christian communities but now has a Muslim majority, its Christian minority's emigration having accelerated in recent years due to political and economic factors and the negative consequences of the Israeli-imposed travel restrictions in the West Bank.
The city has significant value for Christians as it is considered the birthplace of Jesus of Nazareth according to the Gospels. The traditional site of Rachel's tomb, which is an important holy site in Judaism, lies at the city's outskirts. Bethlehem is also home to one of largest Palestinian Christian communities in the Middle East. It lies about 10 km (6 mi) south of Jerusalem, standing at an elevation of about 765 m (2,510 ft) above the sea, thus 30 m (100 ft) higher than Jerusalem. The Bethlehem agglomeration includes the small towns of Beit Jala and Beit Sahour, the latter also having Biblical significance.
The Church of the Nativity, built by Constantine the Great in 330, stands in the centre of Bethlehem over a grotto or cave called the Holy Crypt, which according to Christian tradition is the place where Jesus was born. This is perhaps the oldest existing Christian church in the world. Close to it is another grotto, where Jerome the Latin father spent thirty years of his life in translating the Scriptures into Latin.
Bethlehem is home to Bethlehem University, a Roman Catholic institution which was founded under the direction of the Vatican and the De La Salle Christian Brothers.

pensa te che fortuna...


hanno messo la wifi a gerusalemme. per fare i fighi, sostanzialmente.

e l'hanno messa in comune e in pochi altri posti.

e io dove abito? (pallino nero)

oggi mi faccio un giretto..

The Temple Mount - the Haram-esh-Sharif

"Then Solomon began to build the Temple of the Lord in Jerusalem on Mount
Moriah. It was on the threshing-floor of Araunah the Jebusite, the place
provided by David, his father." (2
Chronicles
3:1)
"Glory be to Him who did take His servant for a Journey
by night from the Sacred Sanctuary to the farthest Sanctuary, whose precincts We
did bless...." (The
Koran
, Sura Al-Isra’ 17:1)


The Temple Mount (Heb., Har Habayit; Arabic, Haram esh-Sharif, the Noble Sanctuary),is identified in both Jewish and Islamic tradition as the area of Mount Moriah where Abraham offered up his son in sacrifice (Genesis 22:1-18; the Koran, Sura Al-Saffat 37:102-110).
Here King Solomon built the First Temple almost 3,000 years ago. It was destroyed by the Babylonians in 586 BCE, but 70 years later Jews returning from exile built the Second Temple on the same site. King Herod refashioned it into an edifice of great splendor.
In Muslim tradition, the place is also identified as the "furthermost sanctuary" (Arabic, masjid al-aksa) from which the Prophet Mohammed, accompanied by the Angel Gabriel, made the Night Journey to the Throne of God (The Koran, Sura Al-Isra’ 17:1).
Following the destruction of Jerusalem by the Romans in the year 70, the area of the Temple was deliberately left in ruins (first by the Romans, then by the Byzantines). This desecration was not redressed until the Muslim conquest of the city by the Caliph Omar ibn al-Khattab in 638. He ordered the clearing of the site and the building of a "house of prayer".
Some 50 years later, the Umayyad Caliph Abd al-Malik built the Dome of the Rock to enshrine the outcrop of bedrock believed to be the "place of the sacrifice" on Mount Moriah. He (or his son, the Caliph al-Walid I) also built the large mosque at the southern end of the Haram, which came to be called al-Aksa after the Koranic name attributed to the entire area.
The Dome of the Rock (Arabic, Qubbat al-Sakhra) is one of the architectural glories of the world, and the only early Islamic sanctuary to have survived intact. The design of the building is basically Byzantine - double octagonal ambulatories encircling the Holy Rock. A shrine and not a mosque, it is the third holiest place in Islam after the Ka’aba in Mecca and the Prophet’s Mosque in Medina.
The Dome of the Rock is an architectural expression of the ascendancy of Islam. The interior glass mosaics in the drum and dome contain representations of Byzantine imperial jewelry, and one of the ornate inscriptions affirms that God is One and not three; and that Jesus was an apostle of God and His Word, and not His son.
The shrine stands on or near the approximate site of the Jewish Temple (though scholars disagree whether it was the Holy of Holies or the Altar that stood on the site of the rock). It has even been suggested that the Temple building stood 80 meters further north, on the site of the small 16th-century Qubbat al-Arwah (Arabic, Dome of the Winds or Spirits) on an east-west axis with the present Golden Gate.
The exterior of the Dome of the Rock has undergone several restorations. The exterior tiles were last restored in 1963; the gold-leafed dome in 1994).
The al-Aksa Mosque, at the south end of the Temple Mount platform, was last rebuilt in 1035 and has since undergone several restorations - most recently in 1938-42; and again beginning in 1969 to repair extensive damage from a fire deliberately set by a deranged Christian tourist.
The Al-Aksa mosque (Ministry of Tourism)
The design of the building is that of a basilica with a narrow central nave flanked by six aisles (14 aisles in an earlier 8th-century phase). The decoration of the mihrab (prayer niche) in the south wall was a gift of the Sultan Salah al-Din (Saladin). The beautiful inlaid cedar wood minbar (pulpit), also donated to the mosque by Salah al-Din was destroyed in the 1969 fire.
A stairway in front of the north entrance to the al-Aksa Mosque leads down to a vaulted passageway and the walled-up Hulda Gates, which had been an entrance to the Temple Mount Platform at the time of the Herodian Second Temple.
During the Mamluk and Ottoman periods and until the mid-19th century, non-Muslims were not permitted onto the Haram. The first known exception was made by order of the Ottoman Sultan in 1862, during the visit of the Prince of Wales, the future King Edward VII.

Febbre

ricordi spezzati, attimi di concentrazione che svanisce.
quest'americana mi ha proprio ridotto uno straccio.
vago tra puntate dei sopranos, e dozzine di film sentimentali, ho persino rivisto the eternal sunshine of the spotless mind dall'inizio alla fine, compresi gli speciali.
e' che riesco solo ad essere passiva. non posso cominciare nulla di sensato, mi fermo dopo due minuti.
passera', passera'.
intanto per strada qualcuno urla qualcosa..che bello, potrebbe essere un muezzin che richiama alla preghiera cosi' come un venditore israeliano...chi ci capisce niente!

come lunedi'.

una macchia di alberi nel deserto.
un deserto vivo di casupole sparse.
una citta' intera di palazzi e anziani seduti sulle panchine, Arad.
il tramonto rosso sulle dune.
un kibbutz come villaggio turistico, le onde del mare alle cinque: scroscio sulla pancia lattea.
linfa assorbita e occhi bruciati dal deserto.
una coltivazione di funghi, i cani randagi e un beduino traditore del proprio popolo, gli occhi rossi e la pelle imperlata di sudore.
Tel Aviv la notte, l'umido che ti entra nelle ossa, non ti fa respirare, e la citta' intorno che vive.
e poi una domenica mattina che si chiama lunedi'.

Ricetta dal vivo per fare l'Hummus

video

(solo per chi capisce l'inglese, pero'!)

cercando di imparare l'ebraico..

Lingua ebraica

Per lingua ebraica (in ebraico israeliano: עברית, ivrit) si intendono sia l'ebraico biblico (o classico), sia l'ebraico moderno, lingua ufficiale dello Stato di Israele, che conta circa 7 milioni di locutori. Generalmente quello biblico e quello moderno sono considerati come due stadi evolutivi diversi di una stessa lingua (per quanto vi siano a volte difformità notevoli tra lingua antica e contemporanea). L'ebraico è una lingua semitica, e perciò appartenente alla stessa famiglia che accoglie anche le lingue araba, aramaica, amarica, tigrina, ed altre. Per numero di locutori, l'ebraico è la terza lingua semitica dopo l'arabo e l'amarico.

Il nome della lingua
Nella Tanach (תנ"ך , abbreviazione di Torah, Neviim e Ketubbim, "Legge, Profeti e Scritti") viene ricordato il nome Eber (עבר), attribuito ad un antenato del patriarca Abramo (Genesi 10, 21). Sulla stessa radice, nella Bibbia ricorre più volte la parola עברי (ivri, "ebreo"), sebbene la lingua degli Ebrei nelle Scritture non venga mai detta ivrit a significare "ebraico".
Per quanto il testo più famoso mai scritto in ebraico sia la Bibbia, il nome della lingua impiegata per la sua redazione non vi viene menzionato. Comunque, in due passi delle Scritture (Il Libro dei Re II, 18, 26 ed Isaia, 36, 11), si narra di come i messi del re Ezechia chiedessero a Ravshaqe, l'inviato del re assiro Sennacherib, di poter parlare nella "lingua di Aram" (ארמית aramit) e non nella "lingua della Giudea" (יהודית yehudit). Tale richiesta era volta ad evitare che il popolo, il quale apparentemente non doveva comprendere la prima, potesse capire le loro parole. È dunque possibile che il secondo termine ricordato possa essere stato il nome attribuito allora alla lingua ebraica, o quantomeno quello del dialetto parlato nell'area di Gerusalemme.
Oggi la lingua della Bibbia viene denominata "ebraico biblico", "ebraico classico", o anche, negli ambienti religiosi, "lingua santa". Ciò, al fine di distinguerla dall'ebraico della Mishnah (dagli studiosi detto anche con un'espressione ebraica לשון חז"ל, leshon hazal, la "lingua dei saggi"), che rappresenta un'evoluzione tarda dell'ebraico nel mondo antico.

Storia
Originariamente, quella ebraica fu la lingua utilizzata dagli Ebrei quando ancora vivevano in maggioranza in Medio Oriente. Si stima che circa 2000 anni fa l'ebraico cadde in disuso come lingua parlata, venendo sostituita dall'aramaico.
In ebraico furono scritti gran parte dei libri della Bibbia, tutta la Mishnah, la maggior parte dei libri non canonici e gran parte dei Manoscritti del Mar Morto. La Bibbia fu scritta in ebraico biblico, mentre la Mishnah fu redatta in una varietà tarda della lingua, detta appunto "ebraico della Mishnah". Ad un certo punto durante il periodo del Secondo Tempio, o poco dopo di esso (non esiste consenso in merito tra gli accademici), la maggior parte degli ebrei interruppe l'uso quotidiano dell'ebraico come lingua parlata. Centinaia di anni dopo il Secondo Tempio, quando l'ebraico era stato già abbandonato, il Talmud venne composto in aramaico. Nonostante ciò, vi sono indizi secondo i quali ancora nell'VIII secolo della nostra era, la lingua parlata a Tiberiade dai massoreti era l'ebraico.
Nei secoli seguenti, gli ebrei della diaspora continuarono ad adoperare questa lingua solo per le cerimonie religiose. Nella vita di tutti i giorni, gli ebrei si esprimevano invece in lingue locali o in altre lingue ebraiche come lo yiddish o il ladino, nate dall'incontro tra l'espressione ebraica e altre lingue, spesso scritte con l'alfabeto ebraico.
Inoltre, anche quando l'ebraico non rappresentò più la lingua parlata, esso continuò a fungere di generazione in generazione, durante tutto quello che viene detto il periodo dell'ebraico medioevale, da strumento principale di comunicazione scritta degli ebrei. Il suo status tra gli ebrei allora era analogo a quello del latino in Europa Occidentale tra i cristiani. Ciò soprattutto in questioni di natura halachica: per la stesura dei documenti dei tribunali religiosi, per le raccolte di halakhot, per i commenti ai testi sacri ecc. Anche la stesura di lettere e contratti tra ebrei veniva spesso effettuata in ebraico; poiché le donne leggevano l'ebraico ma non lo comprendevano perfettamente, la letteratura halachica ed esegetica loro destinata nelle comunità ashkenazite veniva scritta in yiddish (si pensi ad esempio al testo Tseno Ureno). Anche le opere ebraiche di natura non religiosa o non halachica, venivano composte nelle lingue degli ebrei, o in lingua straniera. Ad esempio, Maimonide scrisse il suo Mishne Torah in ebraico, mentre la sua famosa opera filosofica La Guida dei Perplessi, destinata agli eruditi del suo tempo, fu composta in giudeo-arabo. E comunque, le opere di soggetto laico o mondano venivano ritradotte in ebraico, se di interesse per le comunità ebraiche di altra lingua, come appunto nel caso della Guida dei Perplessi. Tra le famiglie più famose ad essersi occupate di traduzione dal giudeo-arabo all'ebraico durante il Medioevo furono gli Ibn Tibbon, un famiglia di rabbini e traduttori attiva in Provenza nel XII e XIII secolo.
L'ebraico entrò nella sua fase moderna con il movimento dell'Haskalah (l'Illuminismo ebraico) in Germania ed Europa Orientale a partire dal XVIII secolo. Sino al XIX secolo, che segnò gli inizi del movimento sionista, l'ebraico continuò a fungere da lingua scritta, soprattuto per scopi religiosi, ma anche per altri vari fini, quali filosofia, scienza, medicina e letteratura. Nel corso di tutto il secolo XIX l'uso che dell'ebraico si fece a fini laici o mondani andò rafforzandosi.
Contemporaneamente al movimento del risorgimento nazionale, iniziò anche l'attività volta a trasformare l'ebraico nella lingua parlata della comunità ebraica in Terra d'Israele (lo yishuv) e per gli ebrei che immigravano nella Palestina Ottomana. Il linguista ed entusiasta che diede attuazione pratica all'idea fu Eliezer Ben Yehuda, un ebreo lituano che era emigrato in Palestina nel 1881. Fu lui a creare nuove parole per i concetti legati alla vita moderna, che nell'ebraico classico non esistevano. Il passaggio all'ebraico come lingua di comunicazione dello yishuv in Terra d'Israele fu relativamente rapido. Parallelamente l'ebraico parlato venne sviluppandosi anche in altri centri ebraici dell'Europa Orientale.
Con la costituzione del governo mandatario britannico nel paese, l'ebraico fu stabilito come terza lingua ufficiale, al fianco dell'arabo e dell'inglese. Alla vigilia della costituzione dello Stato di Israele, essa era già la lingua principale di tutto lo yishuv ebraico, e lingua di studio nei suoi centri di formazione.
Nel 1948, l'ebraico diventò la lingua ufficiale di Israele, insieme all'arabo. Al giorno d'oggi, pur mantenendo un legame con l'ebraico classico, l'ebraico è una lingua che viene usata in tutti i campi della vita, incluse scienza e letteratura. Al suo interno sono confluiti influssi provenienti dallo yiddish, dall'arabo, dal russo e dall'inglese. I locutori di ebraico israeliano sono circa 7 milioni, dei quali la stragrande maggioranza risiede in Israele. Grossomodo una metà sono locutori nativi, cioè di lingua madre ebraica, mentre il restante cinquanta per cento possiede l'ebraico come lingua seconda.
Sulla scorta della tradizione europea, che trova la sua prima espressione nella costituzion dell'Accademia della Lingua Francese, anche in Israele esiste un organo ufficiale che detta lo standard linguistico: l'Accademia della Lingua Ebraica. Sebbene la sua influenza reale sia limitata, essa opera con forza di legge. L'istituto si occupa principalmente di creare nuovi termini e nuovi strumenti lessicali e morfosintattici, attraverso decisioni che sarebbero vincolanti per gli organi istituzionali e le strutture scolastiche statali. Nei fatti, gran parte delle sue decisioni non vengono accolte. Lo sviluppo del settore dei dizionari d'uso corrente nell'Israele degli anni '90, ha prodotto alcuni dizionari e lessici che attestano invece la lingua ebraica israeliana reale, e che rappresentano una fonte di autorità alternativa all'Accademia della Lingua Ebraica.
Gli ebrei ortodossi non accettarono inizialmente l'idea di usare la "lingua santa" ebraica per la vita quotidiana, e tutt'oggi in Israele alcuni gruppi di ebrei ultra-ortodossi continuano ad usare lo Yiddish per la vita di ogni giorno.
Le comunità ebraiche della diaspora continuano a parlare altre lingue, ma gli ebrei che si trasferiscono in Israele hanno sempre dovuto imparare questa lingua per potersi inserire.

La luce del mattino. introspettiva

risveglio. letto bianco, immenso. luce dalla finestra, intensa.
una tazza di caffe' sul tavolo. ancora nessuna voglia di cominciare.
la voce di mio fratello al telefono, il saluto frettoloso li' vicino al taxi.
sola, si', sola.
ma.
una chiacchierata inventata cosi', su due piedi, ad una fermata dell'autobus piu' raro di Gerusalemme. voci e suoni conosciuti. un pezzetto di quotidianeita' ritagliata.
conoscenze intessute per necessita' e piacere, anche. forse piu' piacere. che a soddisfare le mie necessita' ancora mica sono capace: resta da sollevare la cornetta al momento. lo faro'?
intanto luce gialla diffusa: il risveglio alle sei, di soprassalto. una famiglia urlante sotto la finestra. e la luce della citta', meravigliosa.
dovrei farlo, si', alzarmi molto presto per godere del clima e della luce.
chissa'.

mamma quanto hummus..

ne sto mangiando a volonta'. sara' che non costa nulla, ed e'. insieme alla pita, l'unica cosa che rischia di mancarmi in italia ;)
per chi ne volesse sapere di piu', wiki come sempre e' utilissima.



Un giretto nel deserto


A Palace in the Desert?, originally uploaded by FlanPaRoi.

Perché no? ieri non avevamo nulla da fare e abbiamo pensato (io e Mirko) di andare a visitare il posto più caldo di israele ( Deserto di Giuda), giusto in un weekend di emergenza caldo.
e babè, alle volte bisogna prendere delle decisioni e capita che non siano facili. comunque siamo vivi. e gli esiti (fotografici) sono visibili su flickr.

Ogni tanto mi ricordo che sono architetto..

Il Sito del'Ordine degli architetti e' decisamente utile per noi che ci avviciniamo alla professione: ad esempio, molti di noi sanno come calcolare l'efficienza termica di un edificio. Ma poi la buocrazia rischia di fermarti. Ecco spiegato come farsi certificare questa capacita'.




Normativa


Certificazione Energetica degli Edifici
Approvate, con DGR VIII/5018 del 26 Giugno, in prima attuazione del Piano d'Azione per l'Energia, le
disposizioni per migliorare l'efficienza energetica degli edifici e per
certificare il loro fabbisogno di energia.


Per approfondire


Inoltre è disponibile il modulo della Regione Lombardia per l'attestazione di possesso di esperienza
triennale per la richiesta di iscrizione all'elenco dei soggetti certificatori
abilitati alla certificazione energetica degli edifici in R.L. Tale modulo andrà
compilato e vidimato dall'Ordine.

sorseggiando te'...

dico: che buono! ah, ma e' earl grey...


The Earl Grey blend is named after the 2nd Earl Grey, British
Prime Minister in the 1830s, who reputedly received a gift, probably a
diplomatic perquisite, of tea flavoured with bergamot oil.[1]
The legend usually involves a grateful Chinese mandarin whose son was rescued from drowning by one of Lord Grey's men, although this blend of tea was first made from
fermented black Indian and Ceylon teas. As green tea is much more popular in
China than black tea, it seems somewhat unlikely that they would have had a
recipe for what we now call Earl Grey to bestow on visitors, though over the
years many other varieties of tea have been used. In addition, Lord Grey never
set foot in China. Another version of the legend has the son of an Indian raja
being rescued from a tiger
by one of Grey's servants.
The tea proved so popular in the Prime Minister's drawing room that his tea merchants, Twinings in the Strand, were given a sample and asked to come up with a close match.
Twinings sold the first "Earl Grey's tea" in the British market. Twinings Earl
Grey blend includes China tea, Indian Darjeeling, Ceylon, and a hint of Lapsang
souchong
, a strong, "smoky" black tea in the medium-quality range. Although it
is often served black (without milk), it can be taken with a little milk (which
lightens the colour of the drink to a greyish tone).
Jacksons of Piccadilly claim that it was they who originated Earl Grey's Tea, Lord Grey having given the recipe to Robert Jackson & Co. partner George Charlton in 1830;
according to Jacksons the original recipe has been in constant production and
has never left their hands. Theirs has been based on China tea since the
beginning. This rivalry between the two brands continues despite both being
owned by the same
parent company today.


fonte: wiki

incredibile (oggi solo cazzate)

Riporto:

Australia: le regalano cammello che la uccide
Una donna di 60 anni ha avuto in dono il quadrupede che l'ha schiacciata,
forse in un tentativo
fallito d'accoppiamento

SYDNEY (AUSTRALIA) - Un regalo fatale. Una donna
di 60 anni in Australia è stata uccisa dal cammello che le era stato regalato
per il compleanno. Il cammello l'ha schiacciata spinto da un raptus di
accoppiamento con lei, secondo la polizia. La donna, il cui nome non è stato
rivelato, è morta sabato scorso nell'allevamento di ovini e bovini della
famiglia, nei pressi della cittadina di Roma in Queensland, 500 km a ovest di
Brisbane.

il resto dell'articolo e' qui.

e io?


ecco, vedi.

Amazon ti fa scegliere i tuoi dvd preferiti, tutti i film che vuoi vedere, e te li porta a casa. quando hai finito glieli ridai e lui ti manda gli altri.

e' una cosa fighissima. che pero' c'e' sono nel Regno Unito, justement.

e io, qua imprigionata tra e libri e giornali tutti rigorasamente al contrario e pieni di simboli strani?

a me, un film?

Artists' House.


la sua galleria., originally uploaded by FlanPaRoi.

Proprio dietro l'angolo, una galleria con esposizioni di vario genere: videoproiezioni, pitture su scrigni di legno, arte fotografica e design.

Tombstone Blues!


cimitero ebraico., originally uploaded by FlanPaRoi.

Si', non e' allegro. Ma molto suggestivo, soprattutto la distesa di pietre nude: senza barocchismi, decorazioni superflue.

weekend in jerusalem

strano come i punti di vista sulle cose possano essere diversi.
questa mattina, arrivo, incontro un collega, mi chiede cos'ho fatto nel weekend: gli rispondo eccitata di aver visitato il Monte degli Ulivi, il Getsemani, poi attraverso la Porta dei Leoni nella citta' vecchia attraverso il quartiere arabo, a percorrere la Via Dolorosa fino al Santo Sepolcro. Poi il Muro del Pianto, proprio all'inizio di Shabbath, e il giorno successivo Ein Karem, villaggio arabo poi abbandonato, con una sorgente di acqua gelida, un monastero francescano (sul luogo in cui Maria, in visita alla cugina Elisabetta, proclamo' il magnificat il onore della nascita di Giovanni il Battista) e in seguito un percorso scosceso detto Sataf, dal nome del villaggio arabo che vi era un tempo.
Lui: "bene, cosi' puoi dire di aver visitato tutti i luoghi turistici, e adesso puoi passare ad altro".

a gift.


a gift., originally uploaded by FlanPaRoi.

un pensiero volato.

Jaffa (ancient Tel Aviv)


Muezzin che spunta, originally uploaded by FlanPaRoi.

more photos @ Flickr.com

Princess Of Jerusalem


A parable:
At the building of King Solomon's Temple, one of the workmen had his lunch brought to him each day by his daughter. She would sit and watch him, and eventually she asked if she could try her hand at cutting stone. At first he thought she was foolish, for this was man's work, but she persisted, and he could not resist her. He showed her how to shape the stone, and it soon became apparent that she had a natural talent. While she was not as strong as the young men, she had a surer touch than most.
There was not much that escaped the eye of Hiram Abif, as he oversaw the work. He saw how the girl helped her father, and how she improved day by day. Finally, Hiram Abif bade her father to bring her to a meeting of the workmen on the ground floor of King Solomon's Temple. She feared that he would chastise her, but to everyone's surprise, he insisted that she be initiated as an Entered Apprentice. No one dared to dispute the will of Hiram Abif, and it was done as he said. After the meeting, Adoniram came up to Hiram Abif and said, "How could you do this? From time immemorial only men have been initiated as Masons. It is against all our ancient landmarks." Hiram Abif smiled, and said, "It wasn't my idea. God made her a Mason. I just agreed to help her improve herself in Masonry."

mi sa che comincia a interessarmi

okay, non ha senso: sono a Tel Aviv e sto cercando informazioni su Gerusalemme.
E' che da dentro e' piu' difficile. Da lontano si riesce a darle un'identita'.
Comunque: ha una storia troppo importante per essere ignorata.
Per ora ho solo dato un'occhiata a Wiki, e questo e' quello che dice:

Le origini di Gerusalemme risalgono all'età della pietra, ma viene menzionata in alcuni testi egiziani del II millennio a.C. e in alcune lettere risalenti al 1400 a.C. .

Ricostruzione grafica del primo tempio

Ricostruzione grafica del primo tempio

La città rimase occupata dal clan amorrita dei Gebusei (1000 a.C. circa) fino alla conquista di David, il quale fece di Gerusalemme la capitale del suo regno; David inoltre fece costruire sull’acropoli una reggia assieme a molti altri edifici e ordinò la ricostruzione delle mura di cinta. Successivamente Salomone fece erigere al posto della reggia il tempio di Jahwè; quest’ultimo fu distrutto nel 587 a.C. a seguito della violenta invasione dei Babilonesi guidati dal re Nabucodonosor che saccheggiarono la città e deportarono la popolazione a Babilonia. Rientrati i Giudei in patria dopo l'editto di Ciro del 538 a.C., costruirono il Secondo Tempio; più tardi Neemia elevò nuovamente le mura.


Nel 331 a.C. Gerusalemme venne occupata da Alessandro Magno e in seguito occupata dai Tolomei d'Egitto sino al 198 a.C., quando cadde sotto il dominio dei Seleucidi di Siria. Questi ultimi invano cercarono di ellenizzare la città, anzi provocarono la famosa rivolta dei Maccabei che, nel 165 a.C., si risolse con la loro vittoria e l'instaurazione della dinastia degli Asmonei, la quale durò fino a quando Gerusalemme, nel 63 a.C., fu conquistata da Gneo Pompeo. Con la conquista romana, Gerusalemme fu consegnata ad Erode, il quale la ricostruì secondo l’urbanistica greco-romana e vi fece ampliare il Tempio. Sotto il governatorato di Ponzio Pilato, Gesù fu crocifisso sul monte Golgota.

Il malgoverno romano e i fermenti religiosi tuttavia provocarono due gravissime rivolte nella città; la prima che si protrasse dal 66 al 70 per la quale fu necessario l’intervento delle legioni romane comandate da Tito; quest'ultimo sedata la rivolta distrusse la città e il tempio; la seconda insurrezione comandata da Bar Kokheba nel 132 permise agli Ebrei la riconquista di Gerusalemme (l'imperatore Adriano voleva infatti trasformarla in colonia romana), ma per breve tempo; i Romani difatti rapidamente mobilitarono le truppe al confine ed eliminarono ogni resistenza ribattezzando la città con il nome di Aelia Capitolina e trasformandola in colonia romana. L’imperatore Costantino e i suoi successori fecero restaurare ed abbellire i luoghi legati alle storie evangeliche e ad erigere la prima chiesa cristiana, quella del Santo Sepolcro.

Il vecchio prospetto di Gerusalemme (Hartmann Schedel, Nürnberg 1493)
Il vecchio prospetto di Gerusalemme (Hartmann Schedel, Nürnberg 1493)

Nel 614 Gerusalemme fu conquistata dai Persiani sasanidi di Cosroe II, che fecero strage della popolazione e s'impadronirono della reliquia della Vera Croce; la città fu riconquistata da Eraclio I di Bisanzio nel 629. Nel 637 si arrese al califfo ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb e restò amministrata dai califfi omayyadi di Damasco e da quelli abbasidiBaghdad.
Nel 972 fu presa dagli Imām/califfi ismailiti fatimidi e nel 1076 passò ai Turchiselgiuchidi. Nel 1099, dopo essere stata occupata dai crociati, divenne capitale del Regno Latino di Gerusalemme. Nel 1187 fu riconquistata dai musulmani di Saladino e da quel momento fu sotto la dominazione musulmana dei Ayyubidi e quindi dei Mamelucchi.
Gerusalemme rimase mamelucca fino al 1517, anno in cui l'Egitto e la Siria furono occupate dal sultano ottomano Selim I; il dominio ottomano vi durò fino al novembre del 1917, allorquando fu occupata dai britannici comandati dal generale E.H. Allenby. Con il trattato di Versailles, la città fu dichiarata capitale del Mandato britannico della Palestina. Nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò l’internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo dell'ONU per favorire la convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei. Tuttavia Israele e Giordania, non riconoscendo tale proclamazione, occuparono Gerusalemme: Israele occupò il settore occidentale della città e la Giordania la parte orientale.

Nel 1950 Gerusalemme fu scelta quale capitale del nuovo stato israeliano. Nel corso della guerra dei sei giorni gli israeliani occuparono il settore giordano, suscitando la condanna da parte dell'Assemblea generale dell'ONU. Con un decreto approvato dal Parlamento israeliano (Knesset) si dichiarò, il 30 luglio del 1980, l'ufficiale annessione del settore giordano e la proclamazione di Gerusalemme capitale "unita e indivisibile" di Israele.
Tale proclamazione tuttavia suscitò il malcontento della parte araba della città.


the week is over.

di nuovo borges.
questa città sembra diventare sempre di più il mio sogno letterario.
è il labirinto della bilitoeca di Babele, dove compri una tessera telefonica in un negozio di caramelle.
ed è la cella protetta dalla luce dalla quale sola è possibile concepire il divino, tunnel segreto invaso di acqua gelida, che sembra percorrere le viscere della terra.
questo ho percorso oggi, nella City of David, il percorso attraverso il quale gli abitanti della Gerusalemme sotto assedio Babilonese si rifornivano d'acqua (e di viveri) e che gli permise si resistere.
Poi la città vecchia, a partire dal quartiere ebraico, interamente ricostruito dopo l'acquisizione da parte di Israele di quella terra (a seguito della guerra del 1967), su per i tetti fino al confine col quartiere armeno, il mercato arabo, arteria che sfocia nella porta di Jaffa.
poi un secondo a sgranchire le gambe (io italiana, Clea brasiliana, Becky israelo-canadese) tutte a casa di Noam, il riparo multilingue e multisesso (un gay e una lesbica condividono con lui l'appartamento) carico di storia comunista e proletaria (lì era la sede per partito comunista israeliano, lì l'associazione per i lavoratori).
poi cena, nel locale bellissimo in cui ho assistito al concerto blues l'altra sera (prima o poi caricherò le foto): shkshuka. (uova pomoori peperoni e chissà cos'altro: io sentivo solo piccante)
ora però basta.
domani c'è pianificata una Tel Aviv (indecisa, per ora).
O forse no.
ma restare a casa è forse più faticoso che restare.
oddio, voglia di buttarmi sul divano di qualcuno ce l'ho.
we'll see.
per ora, almeno, la settimana è finita.