giusto per rompere le palle: Dies Natalis Solis Invicti

Letteralmente natale significa "nascita". La festività del Dies Natalis Solis Invicti ("Giorno di nascita del Sole Invitto") veniva celebrata nel momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d'inverno: la "rinascita" del sole. Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente "sole fermo" (da sol, "sole", e sistere, "stare fermo").

Infatti nell'emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo (fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore). In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della "declinazione", cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e "invincibile" sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo "Natale". Questa interpretazione "astronomica" può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, per quanto possa apparire sorprendente, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.

Wikipedia: Sol Invictus


Bookmark and Share

a christmas' post

il bello del natale e' che arriva. senza albero, senza addobbi, senza canzoncine (che non siano quelle di Elio). anche se babbo natale l'ha inventato la coca cola e i parenti ti stanno tutti sulle balle. anche così, il natale arriva. ed e' Socor che mi porta in libreria, la Momix che fa il tiramisu', Vincio che manda messaggi d'aiuto dalla schiavitu' del suo parentame. e la kika che mi fa un regalo preziosissimo e inaspettato. grazie a voi, che mi avete dato il natale anche quest'anno.

Siamo fatti così

Giusto per chiarire un concetto e fissarlo a imperitura memoria: io non mi auguro che Berlusconi muoia, non mi auguro che qualche terrorista lo faccia saltare in aria, non mi auguro che la gente lo massacri di botte. Berlusconi ha il sacrosanto diritto di dire, sotto forma di metafora e/o con azioni concrete, che l'Italia è un paese sottosviluppato (...)
365 albe 364 tramonti: Un paese di piccoli Berlusconi


Bookmark and Share

l'intelligenza


No-B day
Se Cícero ainda vivesse entre vós, italianos, não diria “Até quando, ó Catilina, abusarás da nossa paciência?”, mas sim: “Até quando, ó Berlusconi, atentarás contra a nossa democracia?” Disso se trata. Com a sua peculiaríssima ideia sobre a razão de ser e o significado da instituição democrática, Berlusconi transformou em poucos anos a Itália numa sombra grotesca de país e uma grande parte dos italianos numa multidão de títeres que o seguem de rastos sem se aperceberem de que caminham para o abismo da demissão cívica definitiva, para o descrédito internacional, para a irrisão absoluta.
Com a sua história, a sua cultura, a sua inegável grandeza, Itália não merece o destino que Berlusconi lhe traçou com criminosa frieza e sem o menor vestígio de pudor político, sem o mais elementar sentimento de vergonha própria. Quero pensar que a gigantesca manifestação contra a “coisa” Berlusconi, na qual estas palavras irão ser lidas, se converterá no primeiro passo para a libertação e a regeneração de Itália. Para isso não são necessárias armas, bastam os votos. Ponho em vós toda a minha esperança.

Se Cicerone vivesse ancora tra voi, italiani, non direbbe "Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?" ma direbbe "Fino a quando, o Berlusconi, attenterai alla nostra democrazia?" Di questo si tratta. Con la sua peculiarissima idea di ragion d'essere e di significato di istituzione democratica, Berlusconi ha trasformato in pochi anni l'Italia in una forma grottesca di paese e una gran parte degli italiani in una moltitudine di marionette che lo seguono da presso senza accorgersi che cammina sull'orlo dell'abisso della dimissione civica definitiva, per discredito internazionale, per irrisione assoluta.
Con la sua storia, la sua cultura, la sua innegabile grandezza, l'Italia non merita il destino che Berlusconi le ha affidato con criminosa freddezza e senza la minima ombra di pudore politico, senza il più elementare sentimento di vergogna propria. Mi piace pendare che la gigantesca manifestazione contro l'"affare" Berlusconi, nella quale queste parole vanno ad essere lette, si convertirà nel primo passo per la liberazione e la rigenerazione dell'Italia. Per questo non sono necessarie armi, bastano i voti. Pongo il voi tutta la mia speranza.

Josè Saramago, letto su O Caderno de Saramago il 07 dicembre 2009.

Bookmark and Share

arte fotografica



mi affascina la costruzione. la luce. la trama.
mi coinvolge un percorso, un'evoluzione, un viaggio.
è la mia bellezza.
l'architettura mi ha insegnato a cercare il luogo.
la fotografia spesso mi offre il miracolo: ritrovare in un ritratto la stessa struttura, la stessa luminosità, la stratificazione dei materiali vissuti.

La mostra di McCurry al Palazzo della Ragione a Milano è stata occasione ambivalente.
Il luogo mi è molto caro, seppure non vi fossi mai entrata.
Era il centro della Milano medievale, Mercato e Tribunale, poco distante dalla scomparsa basilica di Santa Tecla(discepola di San Paolo e prima femminista della storia biblica, relegata nei vangeli apocrifi).
Questo meraviglioso edificio, che ammicca alla piazza del Duomo pur rimanendo in disparte, è stato il manifesto dell'attività teorica e progettuale del prof. Dezzi Bardeschi (per la polemica in proposito si rimanda all'articolo del corriere della sera).
Mi lascio convincere dagli amici a entrare. L'autore è lo stesso della copertina del libro di foto della Phaidon che vedo ovunque da anni. Mi perseguita, mi vuole.
Mi ci butto, male non farà.
Entriamo: la scala d'ingresso è percorso catartico. Preghiere di critica precedono l'ingresso.
La sala arriva come d'improvviso, una leggera parete nera ostacola l'occhio, lo spazio buio è ampio, in alto.
Gli addetti sembrano confusi, seccati, l'organizzazione con loro non è stata corretta, fanno venire anche a me voglia di trovare argomenti contro l'amministrazione, difetti, pecche, perplessità.
Subito volgo lo sguardo verso la selva di foto. La presentazione è caotica, non c'è un ordine, un senso, un'indicazione. Spesso si rischia di perdere alcune immagini, poste insospettabilmente sul retro di altre.
Sono scettica, scorro la prima sezione, non riesco a essere colpita dalle foto, qualcosa mi sfugge.
Probabilmente sono solo distratta dai supporti delle foto: un intricato sistema di travetti lignei pervade lo spazio sopra le nostre teste, trapuntato di lampade che puntano verso il basso: verso le foto, che sembrano illuminarsi di luce propria.
Dagli stessi supporti scendono sottili cavi ai quali sono agganciate le foto: poliplat nero e pellicola fotografica.
Sono scettica, è tutto così disordinato, non si capisce.
insisto, scorro i ritratti, non me ne piace nessuno. Mi sforzo, mi concentro.










Analizzo la composizione, il colore, la messa a fuoco.
I toni, la luce, insomma, non si può dire non siano belle foto, suvvia.
Poi qualcosa scatta, un volto mi rapisce, e da allora la mostra diventa mia.
In qualche modo, ho guadagnato quello spazio, ho trovato il mio tempo, il mio modo.
Mi inerpico nella selva di foto, godo del viaggio, degli squarci luminosi.
Mi fermo un attimo, volgo lo sguardo.
E lì, capisco.
Capisco e apprezzo.
Quel percorso museale è la vita. Tu vivi, cammini, ti sposti.
Poi ti volti.
E la vedi. Vedi un'immagine che ti colpisce, una bellezza che è lì e che ti chiede solo di essere fotografata.
Questa è l'invenzione geniale dell'esposizione su Steve McCurry al Palazzo della Ragione: riprodurre con un artificio scenico la stessa sorpresa che la vita offre quando incontra la fotografia.

Bookmark and Share

- - -















grazie a Tobi_2008

come se la vita la stessi scansando
come se, ops, cercassi di non vedere, non sentire,
non.

come un pugile che schiva il colpo
come starsene sotto la pioggia
e non sentirla scorrere sul giaccone, sulla faccia, tra le labbra.

grigio dentro e fuori.
dappertutto.

certe frasi che ti impastano il cuore
come calce viva
affondano

non svaniscono
torneranno aspre e indurite
pietre

ma ora no
ora niente
ora solo il colore
grigio
che stempera e scolorisce

tutto.
Bookmark and Share

Weekend Musicale

è cominciato così, questo weekend.
che è un venerdì sera e tu pensi "pfiù, anche questa settimana è passata" e vorresti solo infilarti tra le coperte e passare così, immobile, tutto il weekend, e poi ti dici "checcavolo, voglio fare qualcosa, divertirmi, uscire!" e così, tac, ti arriva l'invito giusto, al momento giusto.

E' Zurigo Turismo, che ti offre una meravigliosa serata di musica classica a LaVerdi, così, per diffondere la notizia che quest'inverno ci sono dei fantastici pacchetti per andare a sentire i concerti della Tonhalle.
D'accordo, accetto!
Vestitino color panna comprato in quel di Parigi (ahh... Parigi!), stivale nero sobrio (giuro) e un accompagnatore vestito di tutto punto, sono lì in tempo per rubare un pacchettino di Emmental promozionale (buono, soprattutto a stomaco vuoto! :) ).
L'atmosfera d'altri tempi, gli anziani signori che arrancano all'ingresso per non perdere l'inizio, le chiacchiere composte delle coppie nel foyer.
L'Orchestra Sinfonica di Milano conserva il suo contegno e il suo fascino austero.
Il luogo ha un gusto sobrio e favolesco, un teatro nel cuore di Milano, incastonato su un'arteria uscente, ascolta i navigli senza affrontarli direttamente, si attesta nel tessuto cittadino pur non essendone allineato. Un protagonista umile.
La musica arriva subito, l'orchestra vive, respira, il direttore muove gli archetti a un sol tempo, il teatro tutto risuona e freme di vigore. Ma poi.
Poi il rosso e il fervore e il dialogo appassionato.
Un violino, quello di Rahel Rilling, e un violoncello, guidato da Dàvid Adorjàn, trionfano.
Dialogano solerti, si ammiccano, combuttano, poi celebrano, insieme, il meraviglioso brano di Brahms.
Esperienza mistica, questo dialogo amoroso (verrebbe da dire, a noi profani, a noi che nulla sappiamo delle sottili logiche nascoste dietro le note) inebria, incanta.
Si chiude, applausi, applausi. E ancora, applausi.
Seguirà una parte di Schubert (l'orchestra non me ne voglia) piacevole ma non altrettanto spettacolare.
Il mio cuore è rimasto lì, nell'impeto di quel giovane violino femminile, nello sferzo delle braccia che inseguono le corde del violoncello.
La città, dopo quelle armonie, non è più la stessa.
Le luci, l'aria ferma, il silenzio e le voci. Un'altra cosa.
Armonie nascoste, una pace dentro, uno stato di grazia.

Dopo tale maestosa manifestazione d'arte, un silenzio d'un giorno era più che necessario.
Avrei creduto anche più. Avrei lasciato volentieri sedimentare i motivi, gli attimi fermati, le impressioni di una serata musicale d'autunno ancora a lungo.
Eppure.

Eppure stasera esco alla ricerca di un pasto frugale, qualcosa con cui riempire lo stomaco prima del necessario riposo pre-settimanale.
E invece il mio weekend aveva in serbo per me ancora sorprese.

Passo dall'enosud, circolo milanese nascosto sotto la sede di Radio Popolare, conosciuto ai più per le serate di musica etnica, l'atmosfera casalinga, il bigliardino, il giardino in cui vociare per poi essere zittiti dagli speaker.
Quello che io non ricordavo, è che la domenica sera c'è la Jam Session.
E quello che avrei dovuto sapere (perchè sono iscritta alla newsletter e loro queste cose te le dicono) è che stasera c'era una festa di compleanno alle 22.
E così sono arrivata alle 20:45 e mi ha accolto un silenzio sospettoso.
Scendo, trovo Claudia e il Dege e penso "ok, tutto normale".
Però niente musica, umh.
"Ecco, sì, non è ancora cominciato"
"ma cosa?" scendo dalle nuvole, chiaramente.
"La festa, alle dieci"
"Ah, umh, sì. Ma posso mangiare?"
"Sì, ci sono i primi"
"Il farro con la zucca e il Vermentino" Ottimo vermentino, assaggiare per credere.
Mangio, chiacchiero, rubo anche un pezzo di pizza, poi piano piano arrivano le genti, alcuni invitati in anticipo, alcuni amici lì per far chiacchiere.
E quando il bicchiere di vino è già il secondo e c'è stato anche un tentativo di Crème Brulée (di cui vi racconterò) ecco, allora, a sorpresa, iniziano.
E sono, bravi, eh.
E parecchio.
Pianoforte, sax, violino, percussione (non me ne voglia, non saprei dire cosa fosse) e armonica. o sax. non s'è capito, quel tipo suonava di tutto.
Insomma: bella musica, ma tipo che mi sembrava di stare in un film di Woody Allen. In una New York d'altri tempi. Una roba davvero inaspettata. E bella. Tanto, eh.
E attorno chiacchiere di viaggi lunghissimi, di città che dovrebbero amarti e che invece ami tu per necessità o pigrizia, di incontri voluti o capitati e di conoscenze disperse e ritrovate.
Ah, che bel weekend.
Sono quasi contenta che sia finito, tanto è stato bello. :)


Buona settimana a tutti. 

Bookmark and Share

Le delizie dell'inverno

(sfrutto il mio spazio web per fare pubblicità alla zia, che è tanto brava e buona e mi vuole un sacco di bene)






Il Ristorante Rattattù a San Vito di Gaggiano propone delle serate a tema, con i piatti più buoni dell'inverno: Bollito, Ossobuco, Casseoula e Brasato più una serata di Filetto e una con l'immancabile Paella, ricca dell'ottimo pesce cucinato dallo Chef Savino.

Per tutti gli interessati,  il sito da visitare è : www.rattattu.net

Bookmark and Share